- Nel tumore le cellule non sono in grado di "suicidarsi" La via di trasduzione del segnale apoptotico o signaling pathway risulta inibita.
- Dovremmo quindi trarre ispirazione dalle cellule tumorali?
- Purtroppo queste si differenziano in modi del tutto "casuali" fino a diventare pseudotipi cellulari incontrollabili che proliferano come conigli. Perdono le loro funzioni e l'inibizione da contatto che impedisce loro di crescere l'una sull'altra. Poi si staccano e migrano nel torrente sanguigno. Metastasi a raffica, qua e là, e dal tumore primario si originano altri tumori, quelli secondari...
- Vanno in cerca di nutrimento le puttane.
- Già e la fine della storia la si conosce...
Accendendosi una sigaretta, si era lasciata andare sulla poltrona. Aspirava in lenti respiri, assaporando quella nebbia calda carezzarle il petto. Le stuzzicava le papille, le avvolgeva nel suo denso fumo, provava la consistenza dolce e amara di quel continuo ardere di foglie morte avvolte in una carta zigrinata.
- Fregare la morte? Fare i conti senza di Lei...
- La morte cellulare è inscindibile dai processi di proliferazione e differenziamento ed è un bilancio fra le tre vie a determinare il destino della cellula. Ma le tre vie dipendono a loro volta da altri stimoli. L’economia cellulare: meglio condividere cose, usare le stesse proteine, ma in modi diversi, in processi differenti. Le caspasi, gli esecutori dell'apoptosi, tagliuzzano proteine qua e là, riconoscendo i propri domìni di morte e quelli delle proprie vittime.
- E che dire della ubiquitinazione? Di questa mi ricordo, me l’avevi sussurrata all’orecchio una sera da ubriaco marcio.
- Tu non eri da meno, mi parlavi del tuo corpo che percepivi quale entità astratta e materiale, mentre le gambe ti tremavano e blateravi qualche parola al vento, finendo di pisciare ai margini di una strada deserta.
- Quella notte frugavi nelle mie mutande alla ricerca di una qualsiasi risposta alla domanda che ti avevo rivolto: e la morte?
- Dopo tanto proliferare e differenziarsi, in fin dei conti si deve cedere il passo alla morte... Una morte geneticamente controllata in alternativa alla proliferazione e al differenziamento...
- Meglio che gli scienziati la smettano di promettere elisir di lunga vita o antidoti contro la morte...
- In fin dei conti le cellule fanno il cazzo che gli pare, prendono per il naso gli stessi scienziati e te per il culo.
- Ne son passati di giorni...
- Già, e il guardiano del genoma: - Nome in codice p53, fattore trascrizionale appartenente alla famiglia dei domini ricchi in prolina, ai suoi ordini Signore! -;
- Grottesco il suo ruolo nei panni di vittima prediletta del cancro: - Sorveglia, sorveglia! Proteggi il DNA, tanto alla fine te la faccio sotto il naso, in casa tua, sul tuo stesso gene...-;
- Non è l’unico ad intervenire e di conseguenza neppure l’unico a cadere nelle grinfie del tumore: - il modo comunque lo trovo, vuoi con un meccanismo, vuoi con l’altro. -
- Una battaglia persa in partenza? - lo guardava mentre con la mano sinistra spegneva la sigaretta nel posacenere poggiato accanto alla abat jour.
- In fin dei conti un giorno vale l’altro, almeno nella vita di una cellula.
- Si potrebbe mettere in dubbio questo tuo strano dogma?
- Se vale anche per dio...
- Dovremmo quindi trarre ispirazione dalle cellule tumorali?
- Purtroppo queste si differenziano in modi del tutto "casuali" fino a diventare pseudotipi cellulari incontrollabili che proliferano come conigli. Perdono le loro funzioni e l'inibizione da contatto che impedisce loro di crescere l'una sull'altra. Poi si staccano e migrano nel torrente sanguigno. Metastasi a raffica, qua e là, e dal tumore primario si originano altri tumori, quelli secondari...
- Vanno in cerca di nutrimento le puttane.
- Già e la fine della storia la si conosce...
Accendendosi una sigaretta, si era lasciata andare sulla poltrona. Aspirava in lenti respiri, assaporando quella nebbia calda carezzarle il petto. Le stuzzicava le papille, le avvolgeva nel suo denso fumo, provava la consistenza dolce e amara di quel continuo ardere di foglie morte avvolte in una carta zigrinata.
- Fregare la morte? Fare i conti senza di Lei...
- La morte cellulare è inscindibile dai processi di proliferazione e differenziamento ed è un bilancio fra le tre vie a determinare il destino della cellula. Ma le tre vie dipendono a loro volta da altri stimoli. L’economia cellulare: meglio condividere cose, usare le stesse proteine, ma in modi diversi, in processi differenti. Le caspasi, gli esecutori dell'apoptosi, tagliuzzano proteine qua e là, riconoscendo i propri domìni di morte e quelli delle proprie vittime.
- E che dire della ubiquitinazione? Di questa mi ricordo, me l’avevi sussurrata all’orecchio una sera da ubriaco marcio.
- Tu non eri da meno, mi parlavi del tuo corpo che percepivi quale entità astratta e materiale, mentre le gambe ti tremavano e blateravi qualche parola al vento, finendo di pisciare ai margini di una strada deserta.
- Quella notte frugavi nelle mie mutande alla ricerca di una qualsiasi risposta alla domanda che ti avevo rivolto: e la morte?
- Dopo tanto proliferare e differenziarsi, in fin dei conti si deve cedere il passo alla morte... Una morte geneticamente controllata in alternativa alla proliferazione e al differenziamento...
- Meglio che gli scienziati la smettano di promettere elisir di lunga vita o antidoti contro la morte...
- In fin dei conti le cellule fanno il cazzo che gli pare, prendono per il naso gli stessi scienziati e te per il culo.
- Ne son passati di giorni...
- Già, e il guardiano del genoma: - Nome in codice p53, fattore trascrizionale appartenente alla famiglia dei domini ricchi in prolina, ai suoi ordini Signore! -;
- Grottesco il suo ruolo nei panni di vittima prediletta del cancro: - Sorveglia, sorveglia! Proteggi il DNA, tanto alla fine te la faccio sotto il naso, in casa tua, sul tuo stesso gene...-;
- Non è l’unico ad intervenire e di conseguenza neppure l’unico a cadere nelle grinfie del tumore: - il modo comunque lo trovo, vuoi con un meccanismo, vuoi con l’altro. -
- Una battaglia persa in partenza? - lo guardava mentre con la mano sinistra spegneva la sigaretta nel posacenere poggiato accanto alla abat jour.
- In fin dei conti un giorno vale l’altro, almeno nella vita di una cellula.
- Si potrebbe mettere in dubbio questo tuo strano dogma?
- Se vale anche per dio...



